Notule

 

 

(A cura di LORENZO L. BORGIA & ROBERTO COLONNA)

 

 

 

NOTE E NOTIZIE - Anno XXIII – 25 aprile 2026.

Testi pubblicati sul sito www.brainmindlife.org della Società Nazionale di Neuroscienze “Brain, Mind & Life - Italia” (BM&L-Italia). Oltre a notizie o commenti relativi a fatti ed eventi rilevanti per la Società, la sezione “note e notizie” presenta settimanalmente lavori neuroscientifici selezionati fra quelli pubblicati o in corso di pubblicazione sulle maggiori riviste e il cui argomento è oggetto di studio dei soci componenti lo staff dei recensori della Commissione Scientifica della Società.

 

 

[Tipologia del testo: BREVI INFORMAZIONI]

 

Acufene o tinnitus: identificato un circuito serotoninergico discreto implicato nella genesi. Comunemente conosciuto come “fischio all’orecchio”, il sintomo dell’acufene o tinnitus non ha una base neurofunzionale esattamente definita. Meng-Ting Yu e colleghi hanno identificato un circuito serotoninergico che va dal nucleo del rafe dorsale (DRN) al nucleo cocleare dorsale, (DCN) una regione cerebrale la cui iperattività è associata agli acufeni. Tale circuito (5-HTDRN--DCN) sembra responsabile della genesi e del persistere del sintomo.

Da tempo era nota l’associazione tra acufene e stati iper-serotoninergici ma, fino all’identificazione di questo specifico circuito 5-HTDRN--DCN, non se ne comprendeva la ragione. [Cfr. PNAS USA – AOP doi: 10.1073/pnas.2523130123, 2026].

 

Malattia di Alzheimer: le cellule gliali enteriche (CGE) in sinergia con la disbiosi promuovono la patologia. Numerose evidenze supportano da molti anni la tesi di un ruolo rilevante dell’asse microbiota-intestino-cervello (MGBA) nell’esordio e nella progressione della malattia di Alzheimer. Le cellule gliali enteriche (CGE) assicurano l’integrità strutturale e funzionale del MGBA, ma il loro esatto ruolo nella patogenesi della malattia di Alzheimer finora non era stato definito. Qian Sun e colleghi, confermando le caratteristiche alterazioni del microbiota intestinale rilevate in precedenza e l’attivazione anomala delle cellule gliali enteriche (CGE) nei modelli murini della malattia, hanno poi scoperto una specificità regionale per questi cambiamenti, all’interno del sistema nervoso enterico. Questi risultati forniscono evidenza sperimentale per lo sviluppo di strategie di intervento mirate su CGE e microbiota intestinale nel trattamento della malattia di Alzheimer. [Cfr. Journal of Alzheimer’s Disease – AOP doi:  10.1177/13872877261441247, 2026].

 

FABP7 controlla la stabilità della glia radiale (RG) durante lo sviluppo della corteccia umana. Le cellule della glia radiale (RG) sono i principali progenitori neurali della corteccia cerebrale durante lo sviluppo, e formano l’impalcatura strutturale che guida la migrazione dei neuroni nelle precise sedi corticali e la differenziazione laminare, come quella dei sei strati tipici del nostro neuropallio. Wang e colleghi hanno scoperto che è FABP7 il regolatore funzionale dell’impalcatura di RG che organizza lo sviluppo della corteccia cerebrale umana. [Cfr. PNAS USA – AOP doi: 10.1073/pnas.2509692123, April 20, 2026].

 

Smentita un’ipotesi alla base dei modelli LLM nella comprensione del linguaggio umano. L’obiettivo computazionale centrale nella comprensione umana del linguaggio verbale si ritiene che sia la “previsione della parola seguente”, da cui i large language models (LLM) attualmente impiegati in questo campo della ricerca. Jiajie Zou e colleghi hanno sottoposto a verifica l’ipotesi che il cervello realmente adotti questo metodo per la comprensione dei messaggi verbali. In tre esperimenti condotti mediante magnetoencefalografia su volontari parlanti cinese mandarino, i ricercatori hanno accertato che, mentre i modelli funzionali LLM procedono prevedendo la parola seguente, il cervello umano modula l’efficienza di previsione mediante un raggruppamento strategico delle parole in sequenze di senso. [Cfr. Nature Neuroscience – AOP doi: 10.1038/s41593-026-02272-6, April 21, 2026].

 

La luteolina degli alimenti vegetali può contrastare il declino cognitivo nelle malattie neurodegenerative. La luteolina è un composto polifenolico flavonoide, appartenente alla classe dei flavoni (flavone tetraidrossilato) con formula bruta C15H10O6, presente come aglicone o come glicoside in una straordinaria quantità di piante; per la sua attività anti-ossidante, anti-diabetica, anti-tumorale e anti-microbica è studiata in funzione terapeutica. Fra gli alimenti vegetali è contenuta in carote, lattuga, spinaci, rosmarino, timo, origano, menta piperita, sedano, prezzemolo, erba cipollina, finocchio, rape, capperi, cetriolo, grano saraceno, cavolo, cavolfiore, tè verde, olio d’oliva; limone, melograno e altra frutta, oltre che nel cioccolato.

Un’esaustiva rassegna di Jiang e Pang fa il punto sulla sua attività modulatrice della neuroinfiammazione, capace di contrastare il declino cognitivo nelle malattie neurodegenerative. Gli studi più recenti, affrontando tutte le difficoltà connesse con la sua limitata biodisponibilità, la definizione di precisi parametri di dosaggio e lo scarto tra sperimentazione preclinica ed effetti sull’uomo, tracciano il profilo di una molecola candidata all’impiego negli approcci nutraceutici per la terapia del declino cognitivo in malattie quali Alzheimer, Parkinson, Huntington, demenza frontotemporale, sclerosi multipla e tante altre. [Cfr. Frontiers in Nutrition – AOP doi: 10.3389/fnut.2026.1774416. eCollection, 2026].

 

Come prevedere le differenze individuali in paura, estinzione e apprendimento cognitivo. Una rete di regioni dell’encefalo che comprende l’amigdala, l’ippocampo, la corteccia dorsale anteriore del giro del cingolo (ACC), la corteccia prefrontale ventromediale (PFC) e il cervelletto costituisce il “cuore funzionale” dell’apprendimento e dell’estinzione, ma finora non è stato possibile stabilire in che modo si possono rilevare e prevedere le differenze individuali nella fisiologia di questa rete. Gomes e colleghi, studiando in oltre 500 partecipanti dati relativi a pattern di connettività funzionale (FC), connettività efficace (EC) e connettività strutturale in questa rete di regioni encefaliche, sono riusciti a determinare come prevedere le differenze individuali. Ad esempio, la FC prevedeva la migliore acquisizione, con un ruolo centrale dell’ACC e dell’ippocampo, mentre la SC riguardante ACC e amigdala prediceva i più alti livelli di apprendimento dell’estinzione. [Cfr. Nature Communications – AOP doi: 10.1038/s41467-026-71830-0, April 23, 2026].

 

Sclerosi Multipla: dibattito sulla clemastina presso la Società Nazionale di Neuroscienze. I nostri soci, con alcuni ospiti convintamente avversi all’impiego terapeutico della clemastina nella terapia della sclerosi multipla, hanno dato vita lo scorso giovedì pomeriggio a un interessante dibattito, che si è concluso con l’accordo generale sulla necessità di continuare le valutazioni dopo l’esito positivo dello studio di Sarrazin e colleghi da noi recensito in febbraio (Note e Notizie 28-02-26 Clemastina efficace in un modello prossimo alla sclerosi multipla umana). Riportiamo di seguito la sintesi di Diane Richmond.

Dal 2017, quando il primo trial clinico condotto in doppio cieco controllato da placebo ha verificato l’efficacia nell’uomo della clemastina fumarato[1], in precedenza nota come agente in grado di promuovere la riparazione delle lesioni demielinizzanti nei roditori, la ricerca sta affrontando i problemi che ancora ne impediscono l’impiego clinico. Nadege Sarrazin e colleghi hanno testato la clemastina in un modello di primate non umano della demielinizzazione del nervo ottico; i ricercatori avevano sviluppato questo modello per la prima volta quattro anni fa. Ora, i rilievi istologici e ultrastrutturali mostrano che la clemastina è in grado di superare il problema della mancata rigenerazione della guaina mielinica degli assoni del nervo ottico di primate. Studiando la demielinizzazione e la sua riparazione con clemastina mediante potenziali evocati visivi (VEP), tomografia a radiazione coerente (OCT) ed elettroretinogramma (ERG), si sono avute prove convincenti dell’efficacia della molecola sulla demielinizzazione ottica dei primati. [BM&L-Italia, aprile 2026].

 

Le api (Apis mellifera) sono in grado di elaborare specificamente la numerosità incluso lo zero. La divulgazione presenterà lo studio di Mirko Zanon, Giorgio Vallortigara e colleghi coordinati da Scarlett R. Howard come la dimostrazione che le api sanno contare e calcolare, lasciando immaginare qualcosa di simile alla nostra concettualizzazione astratta delle basi dell’aritmetica. Chi ha familiarità con gli studi sull’elaborazione della numerosità – o “senso dei numeri” per dirla con Stanislas Dehaene – di animali e bambini in età prescolare, conosce meccanismi di computazione che fanno a meno delle nostre astrazioni. Così come al livello molecolare si legge e si traduce un codice, al livello dei sistemi neuronici esistono strategie biologiche elementari per elaborare la numerosità, e la comprensione di questi processi è molto più interessante della suggestione di una cognizione astratta in uccelli, insetti e altri animali.

I ricercatori hanno rilevato e dimostrato che, contrariamente a quanto si era ipotizzato in precedenza, la cognizione numerica delle api non è guidata dalla frequenza spaziale, ma riflette una reale elaborazione della numerosità. Le api sono anche in grado di rilevare e distinguere ciò che noi chiamiamo “zero”. I ricercatori sottolineano che i risultati delle loro osservazioni evidenziano la necessità di allineare il disegno sperimentale e l’analisi dei dati con le nozioni sui processi sensoriali e le abilità percettive delle specie in esame. [Cfr. Proceedings B of The Royal Society – AOP doi: 10.1098/rspb.2025.3057, April 22, 2026].

 

Salmoni impazziti per l’inquinamento da cocaina di fiumi e laghi sono un campanello d’allarme. L’inquinamento da cocaina e dal suo primo metabolita, la benzoilecgonina, determina l’accumulo di queste molecole nel cervello dei giovani salmoni atlantici, che mutano il loro comportamento abituale e sembrano vagare senza meta, tendendo a disperdersi all’intorno, rimanendo molto a lungo ad alimentarsi, come se avessero perso l’organizzazione comportamentale evoluta in risposta alle esigenze biologiche. Un nuovo studio, ancora in atto per determinare le conseguenze dell’assunzione di cocaina in questi pesci – come specifica Jack Brand della Swedish University of Agricultural Sciences – ha ottenuto risultati preliminari veramente allarmanti sulla nocività ambientale della produzione e dell’uso di questa sostanza psicotropa d’abuso, che causa tossicodipendenza umana con danni cerebrali e riduzione della durata della vita.

Nel 2019, dei test eseguiti a Suffolk su gamberi d’acqua dolce, trovarono in questi piccoli crostacei tracce di cocaina, metamfetamina, antidepressivi, ansiolitici e antipsicotici, ma non furono condotti studi specifici per verificare gli effetti di queste sostanze sugli organismi acquatici. Ora, lo studio di Jack Brand e colleghi fornisce precise misure del cambiamento comportamentale di Salmon salar in un grande lago naturale, e proseguirà per determinare processi e meccanismi del danno. [Cfr. Current Biology – Volume 36 Issue 8, P2018-2027.E4, April 20, 2026].

 

Notule

BM&L-25 aprile 2026

www.brainmindlife.org

 

 

 

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[1] A. J. Green et al., Lancet 390, 2481-2489, 2017.